“Trofeo Pulcinella”, la gara delle pizze made in Acerra sbarca a Napoli

trofeo pulcinella acerraUn esercito di 100 pizzaioli si sfiderà il 25 e 26 settembre prossimi alla Mostra d’Oltremare di Napoli per la conquista dei due titoli del Terzo Trofeo Pulcinella. Organizzato da Attilio Albachiara, presidente dell’associazione Mani d’oro e conosciuto come “pizzaiolo senza maschera”, la competizione si articolerà in due categorie: pizza verace napoletana e pizza contemporanea, conosciuta anche come “canotto”. “Questo evento – spiega Albachiara, come riportato da askanews – vuole essere la vetrina di tanti professionisti degli impasti. I pizzaioli, infatti, si sfideranno a parità di condizioni: per entrambe le sessioni sarà possibile realizzare soltanto Margherita o Marinara, escludendo ogni altro tipo di farcitura. Ciascun concorrente porterà con sé il proprio panetto precedentemente preparato e gli ingredienti che intende utilizzare. In questo modo, limitando cioè la scelta degli ingredienti, la differenza la faranno proprio gli impasti”.

Le regole saranno davvero rigide, con i concorrenti che realizzeranno le loro pizze utilizzando prodotti scelti e portati da loro stessi, e potranno ripetere la cottura una sola volta. Anche per la base, cioè per i panetti, utilizzeranno le farine abituali. Due le giurie tecniche, una per ciascuna categoria, che valuteranno le creazioni dei candidati. A guidarle saranno il maestro Antonio Starita (per la Pizza Napoletana) e Francesco Martucci de I Masanielli (per la Pizza Contemporanea). Al Trofeo partecipano diverse Associazioni di pizzaioli come l’Apn (Associazione Pizzaiuoli napoletani), la Vpn (Verace pizza napoletana) e I Centenari. Il Trofeo che nelle due precedenti edizioni si era svolto ad Acerra quest’anno si svolgerà a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, perché il Museo di Pulcinella che ha sede proprio nella cittadina a nord di Napoli, è in ristrutturazione.

Alla scoperta degli antichi mestieri acerrani: il bottaro

antichi mestieri acerraniCopellari – Bottari di Acerra, nel 1754, sono riportati in Catasto: Ignazio Fauci e Nicola Buonincontro. Si aggiungerà ad essi Marzullo Vincenzo, dopo la bonifica.  Il legno usato per questo mestiere era solitamente quello duro e resistente dell’ottimo castagno, abbondante, poco lontano da Acerra, nella Valle di Suessola. Faceva eccezione il “copellone”, nel quale si mettevano i panni in ammollo, prima di “gettare la colata”. Il copellone doveva essere di legno bianco, dolce; se fosse stato di castagno, i panni, a causa dello “scarico”, si sarebbero sporcati del colore di quell’albero. Di seguito gli oggetti allestiti dal copellaro/bottaro. Varrecchie o barili. Erano recipienti di modesta capienza adibiti a contenere del vino. La loro capacità poteva ascendere a 50 – 150 litri. C’erano “varrecchie” anche di una decina di litri. Carratiello. In italiano: caratello. Era un piccolo vaso di legno, in forma di botte, più lungo che largo e serviva specialmente per vini squisiti e liquori. Botte. Era confezionata con doghe, corpacciuta nel mezzo e cerchiata con ferro. Serviva a contenere vino. Carrati. Erano grossi e robusti recipienti di legno per vino. Era la buttis carraria dei Romani, che si trasportava con carro; potevano contenere anche 30 – 50 quintali di vino. Tinelle. Erano costruite con doghe basse; piuttosto larghe di circonferenza; cerchiate quasi sempre con ferro. Servivano per metterci dentro l’uva vendemmiata e pigiata. Continua a leggere